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Critica

2 giugno 2010

Univerticalismo: cambiare il punto di vista per cambiare il mondo

di Maria Cristina Tora

http://comunicarti.wordpress.com/


Quando l’arte e l’attualità si fondono, ecco che viene fuori un’opera Univerticalista. Da dove proviene questa parola? “Univerticalismo – scrivono nel Manifesto i fondatori Franco Marchiolli, Flavia Manfroncelli (in foto il suo quadro Nostre radici) e Valeria Profeta Romano – è una parola composta da “Universale” e “Verticale” e nasce col proposito di osservare la vita che ci circonda in modo completamente nuovo ed opposto a quello orizzontale gravitazionale. Scaturisce da una profonda riflessione sull’arte e l’utilizzo del mezzo espressivo. E’ la consapevolezza che il mondo non si cambia con le guerre ma la rivoluzione si fa con le idee e quindi l’arte, come manifestazione del pensiero, è il veicolo attraverso cui agire per trasformare culturalmente il mondo che ci circonda. L’Univerticalismo è appunto sinonimo di, o è anche da intendersi come Movimento Artistico Rivoluzionario Extraterrestre”.

Leggendo il manifesto di questo nuovo Movimento si ha la sensazione di trovarsi nel mezzo di una svolta storica. Forse è la stessa sensazione che hanno avuto i lettori dei vari giornali che pubblicarono agli inizi del Novecento il Manifesto del Futurismo. Movimento con cui quello Univerticalista condivide gli stimoli esterni che hanno prodotto tale “manifesta reazione”. Entrambi nascono agli inizi di un nuovo secolo. Il Futurismo nel 1909, mentre l’Univerticalismo nel 2009. A cento anni esatti di distanza. E probabilmente non per caso: anche oggi, come nel primo decennio del secolo scorso, siamo all’alba di una nuova fase sociale in evoluzione: guerre, popoli e società in via di trasformazione (chissà se nel verso giusto?), cambiamenti politici e, nel nostro caso attuale, anche climatici. Tema a cui i fondatori di questo nuovo stile artistico sono molto legati e su cui vogliono sensibilizzare le persone, facendole uscire dal loro raggio ristretto d’azione per farle sentire parte integrante, e quindi responsabile, del mondo intero e non solo della lingua di terra che calpestano quotidianamente.

Quello proclamato nel 2009 è infatti un Manifesto che mira alla rinascita sociale, attraverso la sollecitazione delle coscienze su temi importanti come l’ambiente. Le loro opere sono nuove parole di un linguaggio visivo per denunciare circolarmente il danno che l’Uomo perpetra in modo gratuito sul suo pianeta. E lo fanno ponendo il punto di vista dall’alto, sorvolando la terra, riuscendo ad avere una prospettiva globale, talmente ampia da riconoscere non solo l’errore ma anche la dimensione dell’errore umano, e quindi delle sue conseguenze sull’ambiente che lo circonda.

Un movimento tanto ultraterreno da superare anche la dicotomia vita-morte, vedendo nella seconda non la fine di un ciclo ma una trasformazione “intesa come il normale processo che guida l’uomo verso l’eternità del proprio Sé”. Per il trio artistico Marchiolli-Mafroncelli-Profeta Romano bisogna recuperare un nuovo concetto dell’arte e della cultura, intendendole come Pensiero Creativo, Energia e Vita.

Con l’Univerticalismo ogni forma d’arte – dalla pittura alla fotografia, dal cinema alla musica, dalla poesia al racconto – è una lente attraverso cui vedere in una nuova prospettiva e in una nuova luce il rapporto tra l’Uomo, lo spazio che lo circonda e il tempo in cui vive.

 


L'arte in verticale

Scritto da Shiba su MArteMagazine

Domenica 13 Luglio 2008 15:34 - Ultimo aggiornamento Sabato 11 Aprile 2009 17:44

[GRAFFI(A)TI AD ARTE]

Questa volta, ragazzi, è stato il web a suscitare la mia attenzione.
Come un'enorme galleria d'arte le strade di internet permettono
di conoscere i nuovi fermenti e di trovare le idee superate, ma
non per questo prive di validità.

Il mio saltellare tra nuovi spinti e grandi pensieri, piccole gallerie ed entusiasmanti
promesse, facendo magari qualche riverenza ai maestri di storia e cultura è però sempre un
incedere “piccolo”, discreto.

Perchè siamo tutti un po’ “piccoli”, o almeno così appariamo visti dall’alto: piccoli e minuscoli
come formiche. Come appariamo nelle foto aeree che riescono a cogliere subito l’attenzione
dell’osservatore, perché lo costringono a vedere qualcosa che è solito vedere in altro modo. E
se per una volta non ci fossero solo le foto Google Maps ad illustrare i nostri luoghi, se non ci
fossero solo satelliti inviati nell’orbita chissà poi per quale motivo... Se anche noi imparassimo a
guardare dall’alto la nostra realtà?

Ci insegnano a farlo due artisti romani Flavia Manfroncelli e Franco Marchiolli, gli
UNIVERTICALISTI. Si presentano come artisti extraterrestri e questo ci fa sorridere, ma se poi
ci soffermiamo a dare uno sguardo alle loro visioni notiamo che i due, che uniscono la loro firma
in una sigla programmatica, non hanno di certo i piedi sulla terra. Ponendosi al di fuori da
questa, sembrano raccogliere l’energia del cielo e visionare una terra senza passeggeri e dai
colori vivaci. Come se una quantità eccessiva di ossigeno avesse creato una percezione della
realtà totalmente differente. In questo modo, i due artisti (classe ’60), ci conducono ad un’altra
livello di visione e ci costringono a spostare la nostra attenzione e a vedere dall’alto, così che i
nostri consueti paesaggi sono distorti e la veduta è vuota di noi stessi. Forse non sono più
neanche i nostri mondi e le nostre strade quelle che vediamo, ma nuovi spazi. Il cambio di
prospettiva ci aiuta a ridimensionare, a capire nuovamente, magari intravedendo una via di
uscita o i nuovi legami armonici che in un’ottica dal basso ci sfuggono.

Le opere degli UNIVERTICALISTI sono come un viaggio mentale, quasi un’illuminazione direi.
Un insegnamento sciamanico per un percorso che è a tappe e che segue l’iter del colore.
Questi quadri sono come rivelazioni mistiche. Ci permettono di vagare in alto e sopravvivere
alle foto dei ghiacciai che si sciolgono e dei buchi neri nella foresta amazzonica, all’untuosità
viscida dei nostri mari e magari ci insegneranno a cambiare queste costruzioni luttuose, ci
insegneranno a trovare il nostro vero genio. Se ridimensionassimo il nostro mondo lo
capiremmo meglio e forse lo potremmo migliorare, comprendendo i legami e le armonie che
non troviamo…